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Ue, spesi 900 miliardi per un nuovo lockdown
21/04/2026 08:25


Descrizione per watch list o operatività: Utile come una forchetta per mangiare la minestra, sta arrivando il piano di emergenza della Commissione Ue per fronteggiare la crisi energetica. In che consiste il piano che intenderebbe dare all’economia un «sollievo immediato»? Risposta: ridurre la domanda. In pratica la recessione. Che non è la conseguenza della crisi ma la risposta per fronteggiarla. Un capolavoro verrebbe da dire. Non manca il solito richiamo al “migliorare l’efficienza”. Ma da decenni ci sta pensando l’economia da sola ad utilizzare il greggio con più parsimonia. Lo sanno a Bruxelles? L’indice di intensità di petrolio misura quanti barili servono per produrre mille dollari di Pil. Nel 1970 era pari 0,9. Oggi occorre meno della metà di un barile di petrolio (0,4 per la precisione). Arriva in tavola ovviamente la solita panzana della transizione energetica. «Se la quota delle energie rinnovabili nel nostro mix energetico continuerà a crescere al ritmo attuale», diceva a Praga Ursula Von Der Leyen il 26 settembre 2023, «presto saremo protetti dai prezzi elevati dei combustibili fossili importati, perché le rinnovabili sono molto più economiche. Dobbiamo quindi mantenere la rotta, per rendere l’energia pulita e a basso costo disponibile per l’Europa». Perfetto. Abbiamo una situazione in cui dimostrare quanto siamo immuni dall’aumento del prezzo del petrolio. E invece nulla. In Ue abbiamo buttato nel cesso (pardon investito) qualcosa come 900 miliardi negli ultimi 25 anni per aumentare la potenza installata di energia rinnovabile. Soldi spesi dagli utenti in bolletta, specifichiamolo. Dal 2000 al 2025 la potenza installata di fotovoltaico ed eolico passa da 13 ad oltre 650 GW. In pratica quasi 50 volte tanto. In termini sempre di potenzialità produttiva si arriva al 60% del totale. In termini di produzione effettiva siamo invece al 30%.

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