| Larry Fink: «L’Iran potrebbe rientrare nell’economia internazionale 29/03/2026 08:04 |
![]() Descrizione al grafico: Larry Fink è fondatore e amministratore delegato di BlackRock, di gran lunga la maggiore società al mondo di gestione del risparmio con 14 mila miliardi di dollari in gestione. Ha parlato al “Corriere della Sera” durante una sua visita in Italia ieri.
La sua lettera annuale raccomanda investimenti a lungo termine, ma vediamo una volatilità che aumenta. Motivi di preoccupazione riguardo a un potenziale momento di rottura nei mercati finanziari?
«Il potenziale di una rottura c’è sempre. Negli ultimi 120 anni ci sono state due guerre mondiali, pandemie, crisi finanziarie. Ma nel lungo periodo, è meglio essere nel mercato piuttosto che tenere i soldi su un conto. Non c'è dubbio che stiamo assistendo a cambiamenti molto grandi nel mondo di oggi e ciò crea incertezza. Nell’incertezza io vedo delle opportunità. Non dirò certo che non possano esserci rotture, ma non sono motivi per nascondersi. Quello che credo sia più importante di qualsiasi timore è che le famiglie e le aziende italiane hanno oltre duemila miliardi di euro in contante e depositi che non generano alcun rendimento».osa intende?
«Mi preoccupa che gli italiani non stiano crescendo con il loro Paese. Tenere i soldi su un conto significa che hai sottoperformato. Non sei cresciuto con l'economia mondiale. E penso che questa sia una delle più grandi differenze tra coloro che hanno avuto buoni risultati negli ultimi 25 anni e quelli che non li hanno avuti. Coloro che hanno investito, forse per inconsapevolezza o forse perché non avevano paura dei momenti di rottura, ne hanno beneficiato. Ripensi a vent’anni, fa un anno o due prima della crisi finanziaria. Poco dopo i mercati sono crollati del 30%. Se uno avesse messo i suoi soldi nei mercati italiani nel 2006, avrebbe moltiplicato i suoi soldi iniziali di 2,4 volte. Se invece uno avesse tenuto i soldi sul proprio conto per gli ultimi vent’anni, avrebbe guadagnato il 27%: poco più di un rendimento annuale dell'1%. Quindi, sì: negli ultimi 20 anni, abbiamo avuto la crisi finanziaria, il COVID, e quell’investitore comunque ha guadagnato 2,4 volte i suoi soldi iniziali».
Vuole dire che non si dovrebbe avere una visione di breve in momenti di tensione come questo?
«Certo. Ad esempio, sull’Iran non so quale sarà l'esito. Non lo sa nessuno. Anche nel 2021 nessuno conosceva l'esito del COVID. Ma come esseri umani, tendiamo a risolvere le cose. Mi pare sia più probabile che si giungerà ad una qualche forma di neutralizzazione o cessazione della guerra in Iran. E se l'Iran viene riammesso nel mondo, senza sanzioni, è più probabile che il prezzo del petrolio sia a 40 dollari. La minaccia è un petrolio a 150 dollari e magari lo sarà per i prossimi tre anni. Sarebbe un brutto risultato. Ma verosimilmente c'è una probabilità maggiore che nel tempo che i prezzi dell'energia scendano. Se vedi anche come l'intelligenza artificiale (Ai) cambierà tutto, di nuovo, c'è una probabilità maggiore che attraverso l'Ai la velocità della scienza acceleri. Che acceleri le possibilità della fusione nucleare. E se avessimo la fusione, pensi all'abbondanza di energia. A quel punto molto meglio essere investiti, piuttosto che preoccuparsi della prossima rottura. Per me, il breve termine sta limitando troppi italiani, troppi europei, troppi americani».
Lei sull’Iran parla di “neutralizzazione”. Vuole dire che a un certo punto l'Iran sarà riammesso nell'economia mondiale?
«Il mondo accoglierebbe un Iran stabile, un Iran che non esporta terrorismo. E non è necessario un cambio di regime, ma un Iran che si concentri sui suoi cittadini. Ne parlavo con uno dei leader del Medio Oriente. Mi ha detto che nel 1979 l’Iran era un Paese di enorme ricchezza. Il tenore di vita degli iraniani era molto alto, più di quello di Qatar, Kuwait, Abu Dhabi, Arabia Saudita. Oggi c'è un enorme divario, ma rovesciato. Questo descrive il regime e la sua corruzione nei confronti del proprio popolo. Come può un Paese che ha tanta ricchezza trattare così il proprio popolo?». Descrizione per watch list o operatività: https://www.corriere.it/economia/finanza/26_marzo_26/larry-fink-l-iran-potrebbe-rientrare-nell-economia-internazionale-e-il-petrolio-calare-a-40-dollari-4779825d-8ac9-44f4-b11c-18adcb3d8xlk.shtml?refresh_ce |